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Bibliografia:

Acquapendente, situata all’estremità settentrionale del Lazio dove il fiume Paglia divide i Colli Volsini dal Monte Amiata, non ha origini certe. Al di là dell’ipotesi relativa all’origine di un centro etrusco poi abitato dai romani ed in seguito distrutto dai Longobardi, più attendibile è l’origine della città in relazione alla via Francigena, importante arteria medievale nata come collegamento tra Roma e i territori franchi dei carolingi di Francia e dei paesi germanici. Lungo questa via tra il IX e il X secolo, attorno alla pieve di Santa Vittoria, si rintraccia la nascita del primitivo borgo della città il cui nome doveva essere “Arisa” o “Farisa”

Acquapendente

Introduzione storica al paese

L’ubicazione sull’importante strada medievale determinò inevitabilmente lo sviluppo del piccolo borgo che nel 964 vede il soggiorno dell’imperatore Ottone I, testimoniato da rescritti e trattati di pace datati in quell’anno. A questo periodo si fa risalire anche la fondazione dell’abbazia del Santo Sepolcro e la crescita militare del borgo, che nel 1095 partecipa alla prima crociata, evento che permise ad Acquapendente di essere annoverata tra le città nobili d’Italia. Essendo entrata a far parte del Patrimonio di San Pietro in seguito alla donazione da parte di Matilde di Canossa di tutti i suoi beni alla Chiesa (XI sec.), Acquapendente è posta sotto la diocesi di Orvieto. Risalgono a questo periodo le guerre con Orvieto cui Acquapendente non voleva sottostare. Attorno alla metà del XII secolo si ebbero almeno due guerre tra Orvieto ed Acquapendente: testimonianze risalenti al 1194 riportano che la prima durò due anni, la seconda un anno, conclusasi con l’accordo firmato da Adriano IV tra papato e Comune orvietano, accordo che lasciava intendere come gli aquesiani non volevano la supremazia di Orvieto né quella papale.
Dal punto di vista urbanistico, si può ipotizzare che intorno al XII secolo Acquapendente si sviluppasse su due alture contrapposte divise dal torrente del Rivo che scorreva nella valle. A destra del corso d’acqua si trovavano il castello, l’abbazia del Santo Sepolcro, e forse un borgo attorno alla chiesa di Santa Maria consacrata nel 1149; a sinistra l’abitato sorto intorno alla pieve di Santa Vittoria e sviluppatosi poi lungo il crinale dei colli fino al Poggio del Massaro dove era la Porta verso Siena. Da questo accesso aveva origine il tratto urbano della Francigena che, attraverso un tortuoso ingresso, andava verso la piazza principale lambita dalle fonti del “Canale” e del “Rigombo” per poi proseguire diritta verso la porta che conduceva a Roma.

Il XIII secolo continua ad essere segnato per Acquapendente dal susseguirsi dei conflitti tra Papato e Impero e dalle continue ingerenze orvietane, che comportarono una serie di distruzioni e riedificazioni delle mura cittadine i cui resti, risalenti a quel periodo, sono tuttora visibili ad ovest, lungo il tratto della statale Cassia e ad est dietro l’abside della basilica del Santo Sepolcro. Rimangono inoltre tre delle porte di accesso alla città: Porta della Ripa, Porta San Leonardo, Porta Romana e la maggior parte delle mura di Castelnuovo con le due torri sulla sommità del colle. Le mura di Castelnuovo furono costruite con lo scopo di inglobare un’altura che sarebbe stato troppo pericoloso lasciare fuori; la nuova fortificazione fu così denominata per distinguerla dal Castel Vecchio dove era stata la fortezza imperiale distrutta durante quell’evento significativo per le vicende aquesiane, che la tradizione storica narra come “Miracolo della Madonna del Fiore” datato 1166, secondo il quale gli aquesiani si sarebbero ribellati alla dominazione del governatore imperiale.

Il XIV secolo è caratterizzato da un susseguirsi di screzi con i rettori del Patrimonio di San Pietro a causa del mancato rispetto dei diritti e privilegi concessi e per le continue ingerenze di costoro negli affari pubblici della città, ingerenze favorite dall’esilio dei papi ad Avignone che compromise la gestione di tutti i territori appartenenti alla Chiesa. Con il ritorno del papa a Roma la comunità aquesiana riacquistò pian piano i propri diritti di autogoverno sanciti da un capitolato redatto nel 1443 sotto Eugenio IV.
Con il XVI secolo e il rafforzamento del governo centrale di Roma sembra che Acquapendente perda di nuovo alcuni privilegi che avevano contraddistinto la sua autonomia in epoca quattrocentesca ma è proprio in questo periodo che la città prosperò in molti settori. A questo periodo risale la costruzione dei più importanti palazzi sulla piazza e sulle vie principali, quali palazzo Fidi, palazzo Viscontini, il palazzo Vescovile che si sostituirono alla precedente edilizia di epoca medievale. Da ricordare l’attività di produzione ceramica che aveva raggiunto nel XVI secolo notevole importanza.
A tal proposito risulta interessante leggere ciò che scrive lo storico locale Pietro Paolo Biondi nel 1588: «Sono ancora in detta Terra tutte le sorti d’arti, ma in magior quantità sono li Calzolari, et vasari, altrimente detti Vascellari, de quali sorte d’arte si lavora benissimo, et hà gran spaccio, et li vasi si lavorano di sottile con bianco finissimo ad uso di Faenza, et se ne fà gran spaccio in Roma per le Corte di Cardinali, et di Prelati, li quali mandano a posta in detta Terra à farne fare li finimenti». Questo dimostra quindi che le ceramiche dei vascellari aquesiani dovevano raggiungere un livello qualitativo abbastanza elevato per poter reggere il confronto con i prodotti che gli importanti centri della ceramica italiana, Faenza, Deruta, Pesaro, Perugia, inviavano quotidianamente sul mercato romano. Questi centri non solo si limitavano ad esportare a Roma i loro prodotti ma anche le maestranze causando la nascita di un regime di monopolio creato dall’Università dei vascellari di Roma dal 1544 che comportava uno stretto controllo sull’introduzione nel mercato romano della merce proveniente da altre località.
Le ceramiche aquesiane si trovano addirittura annotate negli inventari fiorentini del cardinale Ferdinando De Medici (Archivio di Stato di Firenze, Inventari generali della guardaroba dell’Ill.mo Cardinale de’ Medici, 1571/1588, n. 79). Era consuetudine che i vascellari si unissero in un sodalizio professionale che avesse la finalità economica del protezionismo della merce e delle tecnologie. Ad Acquapendente si dividevano in due gruppi: vasai e fornaciari, produttori, rispettivamente, di recipienti e di laterizi.

Durante il XVII secolo Acquapendente conoscerà di nuovo periodi difficili dovuti in gran parte al conflitto tra i Farnese ed i Barberini per il ducato di Castro creato sui territori del Patrimonio di San Pietro. Iniziato nel 1641 e protrattosi fino al 1644, il conflitto vedrà Acquapendente invasa e saccheggiata dalle truppe di Odoardo Farnese e successivamente dall’esercito di Urbano VIII Barberini accorso per scacciare gli invasori. Dopo la pace stipulata tra Odoardo Farnese e papa Urbano VIII, il conflitto riprese nel 1644 con il nuovo papa Innocenzo X che ordinò l’assedio e la distruzione di Castro. La sede vescovile fu trasferita ad Acquapendente e la basilica del Santo Sepolcro divenne Cattedrale. La serie di eventi traumatici che colpì la città contribuì a quello stato di arretratezza e miseria che sembra si trascinò almeno fino alla metà del XIX secolo. Se si scorrono infatti le pagine dei diari dei viaggiatori che si recavano a Roma si nota come apparisse miserevole il centro abitato, tanto che nel 1698 il viaggiatore svedese Olof Celsius Senior trasforma in senso più screditante l’antica massima “Acquapendente, bon pane, bon vino e mala gente”, che serviva come identificazione della città fin dal Cinquecento, in “Acquapendente, cattiva strada, cattivo pane, cattiva gente”. Tuttavia con l’aprirsi del XVIII secolo fu intrapresa un’intensa attività edilizia in ambito ecclesiastico che investì i maggiori edifici religiosi aquesiani con il fine di attualizzarne le vecchie strutture risalenti al periodo medievale: risale al 1746 il rifacimento della facciata romanica della cattedrale su progetto dell’ingegnere viterbese Luigi Prada, al 1747-1750 la ricostruzione della chiesa degli agostiniani, al 1750 la ristrutturazione integrale della pieve di Santa Vittoria, mentre successivi al 1763 sono i lavori di rifacimento dell’interno della cattedrale su disegno del gesuita padre Giuseppe. Le ragioni di questo fervore edilizio sembra rispondano ad un preciso piano di rinnovamento attuato in previsione dell’anno santo che sarebbe stato celebrato nel 1750.
La città di Acquapendente costituiva l’ingresso settentrionale allo Stato Pontificio per i pellegrini che si recavano al Giubileo e la trasformazione delle chiese aquesiane sembra voler indicare una volontà di rinnovamento secondo uno stile improntato a quel classicismo settecentesco, su modelli tardo cinquecenteschi, in voga nella Roma del tempo. Lo stesso pontefice Benedetto XIV fu molto attento a questo progetto inviando un suo prelato palatino per i lavori presso la cattedrale. Cessato il fervore pregiubilare bisognerà attendere l’annessione al regno d’Italia per una ripresa dell’attività edilizia, soprattutto in ambito civile come la riedificazione del nuovo palazzo municipale, approvata nel 1876 e la costruzione delle carceri mandamentali terminata nello stesso anno. Seguirono la sistemazione della piazza di S. Agostino, l’allargamento e allineamento della via dei Casalini, il restauro stilistico della Torre dell’Orologio, la costruzione dei pubblici lavatoi e delle fonti.

Solo dopo il 1927, con l’apertura della nuova strada di circonvallazione, per cui la Cassia passerà a sud-ovest dell’abitato, inizierà l’attività edilizia fuori le mura che ancora contornano e delimitano la città. La nuova circonvallazione si svilupperà quale asse privilegiato di collegamento tra Firenze e Roma almeno fino all’apertura dell’Autostrada del Sole che farà regredire sempre più il flusso di traffico sulla Cassia.