Il percorso espositivo si apre con la collezione diocesana, una raccolta eterogenea di opere tra cui si distinguono alcuni ritratti di vescovi e prelati, dipinti su tela di ambito viterbese datati tra XVIII e XIX. La collocazione di queste opere in corrispondenza degli stemmi vescovili sottolinea il legame con il territorio su cui insisteva la diocesi, rappresentato dagli scorci dei paesi dipinti sulle pareti della sala che li ospita, al centro della quale troneggia il busto marmoreo di Innocenzo X Pamphilj, opera dello scultore seicentesco Alessandro Algardi.
Il Museo
La Collezione Diocesana
Il busto raffigura il pontefice che ordinò la distruzione di Castro aprendo la strada all'istituzione di Acquapendente a diocesi.
La raccolta dei paramenti sacri è costituita da parati risalenti ad un periodo compreso tra XVII e XX secolo. Notevoli le opere del periodo immediatamente successivo la fine della diocesi di Castro, testimonianza diretta, attraverso il pregio dei tessuti e degli stemmi collocati su pianete e piviali, dell'importanza rivestita da Acquapendente come sede vescovile. Degni di nota le pianete del vescovo Nicola Leti (1655-1674) e il piviale in seta laminata viola con lo stemma del vescovo Febei (1683-1690) che costituiscono le opere più antiche della collezione. La collezione comprende inoltre importanti dipinti su tavola: la lunetta con Cristo morto tra angeli (1505 ca.) opera di Girolamo di Benvenuto e la cinquecentesca Madonna con Bambino e San Giovannino di ambito toscano. Ultima tappa del percorso è la cappella nella quale si è cercato di ricostruire l'antico cerimoniale liturgico con l'esposizione del paliotto del vescovo Alessandro Fedeli (1690-1696) finemente ricamato in argento filato.


